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9 maggio 2021 - Festa della Mamma - Dedica di una madre a un figlio lontano

 

CARO FIGLIO...

Lontano dai miei occhi
le mie mani
non riescono a raggiungerti,
chiudo nei sospiri
la voglia di abbracci mancati.

Penso ai tuoi passi
barcollanti
dell'età bambina,
quando le mie braccia
erano il tuo appiglio
ed io la tua roccia.

Ma ora che non posso più camminare con te
non posso frenare le tue cadute
- hai gambe forti e passi sicuri -.

Brillano i miei occhi
al suono della tua voce
che, pur distante
e chiusa in un telefono
risuona come si fosse
poggiata proprio sopra il cuore.

Non ti chiedo
quali nubi ti oscurano il cielo
--> non me lo diresti, lo so -
e sorriderò sempre
anche solo per nascondere
i graffi della tempesta
sulla mia pelle.

E danzerò per te,
continuerò a giocare
e a raccontare storie di cavalieri
e regni incantati
perché difendano l'alba dei tuoi pensieri.
E amerò come un figlio
da crescere
il punto lontano
di ogni tuo nuovo orizzonte.

Stiamo finalmente muovendo i primi passi verso una nuova normalità.
Ognuno di noi ha di certo vissuto momenti di fatica, dolore, tristezza, senso di impotenza e di rassegnazione, rabbia.
Dedichiamo a tutti voi (e a noi) questa poesia del poeta inglese William Ernest Henley, divenuta famosa per essere stata di grande ispirazione a Nelson Mandela nell'alleviare le sofferenze degli anni della sua prigionia durante l'apartheid.
Con tanti auguri a tutti per una responsabile ripartenza!
 
 
Invictus ('Invincibile')   
di William Ernest Henley (1875)
 
Dal profondo della notte che mi avvolge,
nera come un pozzo da un polo all’altro,
ringrazio qualunque dio esista
per la mia anima invincibile.
Nella feroce morsa delle circostanze
non ho arretrato né gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma non chino.
Oltre questo luogo d’ira e lacrime
incombe il solo Orrore delle ombre,
e ancora la minaccia degli anni
mi trova e mi troverà senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio,
quanto piena di castighi la vita,
io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.
E' tempo di ripartire, e ognuno trova il suo modo per riallacciare rapporti, riprendere attività interrotte, meditare su se stessi e sugli altri.
Alessio Romanini, assiduo frequentatore del nostro sito (trovate alcune delle sue opere nella sezione 'Autori') , lo fa pubblicando la sua terza silloge di poesie, che volentieri vi segnaliamo con la certezza che troverete molti spunti di riflessione.
Ecco come l'autore ci introduce nella sua nuova opera:
 
"La mia nuova silloge 'Smarrita la Mente' è una raccolta di poesia che si snoda nella ricerca interiore attraverso la natura e le emozioni che suscita, per capire la vita, l'amore... e tutte le situazioni che nascono nell'anima.  Alessio."
Alessio Romanini
'Smarrita la Mente' di Alessio Romanini è disponibile su Amazon.it al seguente indirizzo:

Pablo Neruda (Premio Nobel per la letteratura 1971) ci rende partecipi di come la sconvolgente scoperta della parola scritta abbia agitato il suo cuore.

LA POESIA di Pablo Neruda

Accadde in quell'età... La poesia
venne a cercarmi. Non so da dove
sia uscita, da inverno o fiume.
Non so come né quando,
no, non erano voci, non erano
parole né silenzio,
ma da una strada mi chiamava,
dai rami della notte,
bruscamente fra gli altri,
fra violente fiamme
o ritornando solo,
era lì senza volto
e mi toccava.

Non sapevo che dire, la mia bocca
non sapeva nominare,
i miei occhi erano ciechi,
e qualcosa batteva nel mio cuore,
febbre o ali perdute,
e mi feci da solo,
decifrando
quella bruciatura,
e scrissi la prima riga incerta,
vaga, senza corpo, pura
sciocchezza,
pura saggezza
di chi non sa nulla,
e vidi all'improvviso
il cielo
sgranato
e aperto,
pianeti,
piantagioni palpitanti,
ombra ferita,
crivellata
da frecce, fuoco e fiori,
la notte travolgente, l'universo.

Ed io, minimo essere,
ebbro del grande vuoto
costellato,
a somiglianza, a immagine
del mistero,
mi sentii parte pura
dell'abisso,
ruotai con le stelle,
il mio cuore si sparpagliò nel vento.

(un invito alla riflessione e alla lettura da Nadia Molinai)
 
LA CANZONE D'AMORE di Khalil Gibran
 
Un poeta una volta scrisse una canzone d'amore, ed era bella. E ne fece molte copie, e le mandò ad amici e conoscenti, sia uomini che donne, e anche a una giovane che aveva incontrato una sola volta, che viveva oltre le montagne.
E dopo un paio di giorni giunse un messaggero recando una lettera della giovane donna. E la lettera diceva: "Mi ha profondamente commosso, sappilo, la canzone d'amore che hai scritto per me. Vieni senza indugiare, vieni a conoscere mio padre e mia madre, e prenderemo accordi per il fidanzamento".
E il poeta così rispose alla lettera: "Amica mia, era solo una canzone d'amore che usciva dal cuore di un poeta, cantata da ogni uomo a ogni donna".
E lei gli riscrisse dicendo: "Ipocrita e bugiardo! Da questo giorno sino al giorno della mia sepoltura odierò tutti i poeti per causa tua".
 

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