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CONCORSO 'UN CUORE, UNA VOCE 2021'
COMUNICATO DELLA GIURIA
 
Buongiorno a tutti i partecipanti del concorso di poesia.
Anche quest'anno ci avete piacevolmente inondato da un numero incredibile di opere, frutto del vostro sentire, della vostra personalità, nonché di questi tempi difficili che speriamo di lasciarci presto alle spalle.
Considerata dunque l'elevata mole di lavori pervenuti e alcune cause esterne non dipendenti dalla nostra volontà i lavori di lettura e di valutazione da parte della giuria sono ancora in corso.
Pertanto anche la data di premiazione (inizialmente prevista per il giorno 26 giugno 2021) subirà uno slittamento che sarà nostra premura comunicare a tutti voi, in attesa di poterci incontrare nella bella
Firenze!
 
A presto.
LA GIURIA del concorso

 

IL FIUME   
(dedicata all'Arno da Pablo Neruda, incantato dalla voce del fiume durante il suo soggiorno a Firenze nel 1951)
 
Entrai a Firenze. Era di
notte. Tremai ascoltando
quasi addormentato 
quel che il dolce fiume
mi narrava. Io non so
quel che dicono i quadri e i libri
(non tutti i quadri né tutti i libri,
solo alcuni),
ma so ciò che dicono
tutti i fiumi.
Hanno la mia stessa lingua.
Nelle terre selvagge
l’Orinoco mi parla
e capisco, capisco
storie che non posso ripetere.
Ci sono segreti miei
che il fiume si è portato,
e quel che mi chiese lo sto facendo
a poco a poco sulla terra.
Riconobbi nella voce dell’Arno allora,
vecchie parole che cercavano la mia bocca,
come colui che mai conobbe il miele
e sente che riconosce la sua delizia.
Così ascoltai le voci
del fiume di Firenze,
come se prima d’essere mi avessero detto
ciò che ora ascoltavo:
sogni e passi che mi univano
alla voce del fiume,
esseri in movimento,
colpi di luce nella storia,
terzine accese come lampade.
Il pane e il sangue cantavano
con la voce notturna dell’acqua.
 
Spiegare il perché scriviamo poesie e perché a volte non se ne può fare a meno non è semplice.
Prova a raccontarci l'origine del suo poetare e le inevitabili difficoltà lo stesso Giuseppe Ungaretti in un'intervista del 1961. Ecco qualche passaggio:
 
" Sentivo che in quella poesia intensa [riferito alla poesia di Mallarmé (n.d.r.)] c’era un segreto e che la poesia è tale quando porta in sé un segreto. Se la poesia è decifrabile nel modo più elementare, non lo è più. Anche la poesia che pare semplice è una poesia che contiene un segreto...
...Chi fa poesia lo fa di certo senza pensarci, perché occorre farla. Ho scritto il primo libro di poesie, Il porto sepolto, e poi parte de L’allegria in trincea su pezzetti di carta che mi capitava di avere, sull'involucro delle pallottole, su pezzi di cartone, cartoline, in mezzo al pericolo.
Quando mi sono trovato di fronte alla guerra mi sono trovato anche di fronte a un linguaggio che dovevo per forza di cosa rinnovare, rendere essenziale, perché non avevo il tempo di usare un linguaggio complesso, avevo bisogno di un linguaggio che fosse essenziale riducendosi a un punto estremo, dando al vocabolo un valore enorme."

Carla FracciCara Carla,
mi sento così inferiore alla tua naturale fragranza
a quel risveglio continuo della primavera
che era la tua danza...
                                          Alda Merini

Prendiamo in prestito alcuni versi di una poesia di Jacques Prévert per interpretare il senso di smarrimento di fronte alla bellezza, in questo caso riferita alla luna che in queste notti di primavera ci lascia senza parole.
 
La luna e la notte di  Jacques Prévert
 
...Avrei potuto parlarle.
Avrei potuto toccarla.
Ma non ho fatto nulla
l’ho soltanto guardata...
Giovanni FalconeGli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.
Giovanni Falcone
(Palermo, 18 maggio 1939 – Palermo, 23 maggio 1992)

Concorso 2020

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