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UKR
Siamo foglie dal vento schiaffate
migranti
erranti
consegnate a mani
che ci conducono
per vie straniere,
senza alcuna direzione
lontane dalle case
dove accostavamo la sera
le sedie attorno al tavolo.
Naufraghi dai sorrisi forzati,
appena accennati
- troppa paura nel cuore pietrificato -
duro lo sguardo
e il respiro fermo
sopra ammassi di macerie
dove insieme alle risposte
giace nella polvere
pure la poesia.

Camminavo per una strada laterale,
che diventava sempre più piccola
e mi portava lontano,
nel verde della primavera.
I suoni man mano tacevano e
restava solo l'incanto del silenzio...
Poi il silenzio fu troppo forte,
così tornai sui miei passi e
ripresi la strada che avevo lasciato,
e mi parve che fosse nuova.
Le case e i volti erano gli stessi ma
i miei occhi avevano cambiato colore.
Nadia Molinai
Di te una foto
nel cuore franato
nel giorno senza dopo
nell’oggi ricordo di ieri
serrato nel petto
oso
un sogno sgretolarsi
ancor prima
della speranza
di ieri che correvi
e ti serravo tra le mie braccia
mentre le mani stringono
una foto
fredda e affilata come una lama
a ricordarmi giorni felici
smarriti
nei tuoi perché
franati nei miei silenzi
che tentennano insolenti
nell’immagine di un errore
sottostimato
inesorabilmente
Janette – Catania
Svegliarsi dal sonno profondo
di una lunga notte
dopo aver seguito le orme
di miriadi di stelle,
poi udire l'eco
potente dell'aurora
sbalzarmi da un ultimo sogno
per regalarmi il mattino,
oh che sorpresa!
Ed eccomi tutta nuova
fin nell'abisso dell'anima,
eccomi rinata
fin nel profondo del cuore
destato da una parola
perduta, cercata e poi ritrovata.
Lo sento quel soffio di vita
che mi ama ed io amo
e l'infinito che mi conquista
e nulla più mi spaventa!
Sono vinta da tanto Amore
nel quale l'attimo diventa tutto
mentre sfioro incredula
il grande Mistero.
Monia - Conegliano
Vigilo sulla mia esistenza
sapendo che quando ho paura di sbagliare
significa che farò la scelta giusta.
Le darò una ragione, un nome
e a volte persino un’emozione.
Avrò un pensiero, un perché, una spinta.
Avrò torto, ma avrò ragione.
E alla fine avrò avuto solo coraggio.
Elena – Milano
Nessuno osa mettere in dubbio,
fermare la forza del potere
con la sua aperta aggressione
intoccabile, austero
che si affanna furioso
per un posto fra i grandi guerrieri
che osserva superbo, annoiato
le masse inermi
che si arrendono
che si adeguano
depresse
senza più pensieri
solo nel cuore il desiderio
di una marcia verso
la libertà dello spirito
solo lui sa
che tutto è polvere
compreso il potere
presto dimenticato
per le sue malefatte.
Ester – Roma
Tu che cammini senza meta
Dove la strada non è battuta
Non sempre vedrai la cima
Ma tu uomo
Non ti fermare
La natura ti sorprenderà per i suoi paesaggi
E tu uomo
Incontrerai qualcuno
E anche senza conoscere il finale
Troverai il senso per continuare la salita.
Chiara – Savona
Siamo sempre più soli.
Siamo dei poveri illusi
e rei di noi stessi.
Così presi dall’avarizia,
che ci dimostriamo deficienti.
Noi servitori del denaro.
Noi ignari che in ogni istante,
c’è sempre un’incognita.
Se ci pensiamo a fondo,
siamo solo carne da macello.
Corriamo, corriamo
e continuiamo a cadere.
Dove vorremmo arrivare? Ma….!
Spesse volte vaghiamo nel buio.
Non ci accorgiamo, eppure
quasi sempre sbagliamo.
Avere tutto non esiste.
Il nulla è più potente.
Questo, il tempo ci ricorda,
che alla fine siamo solamente
i padroni del niente.
Osvaldo – Bergamo
Se ricamassi il tempo
Se ricamassi il tempo,
tra i labirinti
avrei messo pietre,
per segnare il mio respiro.
Se nell’ardore del momento
mi s’inciampassero i piedi
e mi tremassero le mani,
prima di spremere l’attesa,
la sete d’acqua
lo lascerei sotto un ruscello.
Mi sarebbe bastata
la tua ombra
e un tapettino morbido di speranza,
per coperta
solo stele che si brucciano
con fuoco e febbre.
Se perdessi l’attesa,
non comprenderei il cammino,
settimane e mesi,
dove vengo e dove vado,
i giorni se ne andranno ciechi
le notti sarebbero venute sorde.
Entrambi mi sembreranno uguali.
Nikollë – Albania
Un’ultima stretta di mano
per salutare il sole che continuerà
a nascere e a tramontare.
Un’ultima stretta di mano
per salutare il fiorire del biancospino,
l’emigrare delle rondini,
la danza di una libellula,
i miei Aspri Monti
e le mie irte scogliere.
Un’ultima stretta di mano
per salutare le mie fiumare,
dal Mesima al Petrace,
ormai orbe di vita.
Un’ultima stretta di mano
per salutare il mio mondo
di carta e di inchiostro
che ha curvato la mia schiena
e reso stanchi i miei occhi.
Un’ultima stretta di mano
per salutare il mio Paese,
tra gli ulivi lassù in collina,
a cui sono debitore
delle ceneri che oggi di ritorno
gli rendono omaggio.
Rocco Tassone – Gioia Tauro (RC)





